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Adottando come chiave interpretativa il rapporto tra archivio e vita interna dell’ente, l’a. delinea uno spaccato che trascende la pura storia archivistica e/o istituzionale dell’Opera del Duomo di Milano, ma lambisce la storia ecclesiastica, economica e culturale della città ambrosiana. Antiche furono, per la Fabbrica del Duomo, le ambizioni ad una ordinata attività di registrazione, già avvertita come fondante nelle costituzioni del 1387, qui trascritte ex novo. Ogni procedura che riguardava tanto il cantiere, quanto l’ente preposto alla costruzione e alla tutela della cattedrale, fu dunque puntualmente regolata e monitorata, con le prevedibili ricadute che ciò comportava sull’organizzazione degli uffici e sulla produzione documentaria. L’archivio venne così lentamente sedimentandosi in forme ordinate, anche grazie all’opera degli archivisti che vi si succedettero, ricostruita - quest’ultima - con riferimenti al carteggio inedito e, soprattutto, agli inventari messi di volta in volta a punto. Assetto archivistico e strumenti di corredo se da un lato tentarono di soccorrere le priorità di una gestione il più possibile razionale e al tempo stesso autonoma (costante fu, infatti, la preoccupazione di rivendicare l’indipendenza della Fabbrica ogniqualvolta l’autorità civile e soprattutto ecclesiastica tentò ingerenze nel governo dei beni fabbriceriali), dall’altro si qualificano attraverso una progressiva apertura alle esigenze dei tempi: l’archivio da riferimento privilegiato per l’amministrazione delle cospicue dotazioni patrimoniali divenne così anche ambito imprescindibile per la conservazione della memoria.
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